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	<title>Ipnosi Dinamica, Ipnosi Regressiva, CNV, PNL - Ipnosi Rega &#187; studente</title>
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		<title>Problemi emotivi dell&#8217;alunno</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 16:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Risulta abbastanza evidente il fatto che determinate emozioni hanno un&#8217;influenza rilevante sull&#8217;apprendimento e sulla motivazione scolastica. Quanto più mettiamo il bambino in grado di vivere emozioni positive in ambito scolastico, tanto più lo aiuteremo ad imparare. Molti bambini, all&#8217;inizio della scuola Primaria, si accostano all&#8217;apprendimento con un notevole entusiasmo che va  però smorzandosi col passare del tempo. Eppure gli insegnanti potrebbero fare molto per facilitare l&#8217;esperienza di emozioni positive nel contesto scolastico. Se lo studio viene associato a stati d&#8217;animo piacevoli, sarà stimolata la capacità di partecipazione attiva dell&#8217;alunno al processo di apprendimento. E&#8217; importante tenere presente che un&#8217;eccessiva tensione emotiva interferisce negativamente sull&#8217;efficacia di molte prestazioni. Ciò significa che se il bambino è troppo teso e coinvolto, il suo rendimento diminuirà in qualsiasi attività, non solo in quelle strettamente scolastiche, ma anche in attività sportive, artistiche o di altro tipo. Quindi, se è bene che vi sia un certo coinvolgimento, è altrettanto utile evitare un eccessivo stress. Le emozioni, inoltre, interferiscono con le attività mentali. Certi meccanismi cognitivi quali la capacità di concentrazione, la capacità mnestica e l&#8217;attenzione, sono influenzate negativamente da un&#8217;eccessiva tensione emotiva. Diventa quindi difficile focalizzare bene la propria mente su ciò che si deve apprendere quando si è troppo agitati o turbati. Le emozioni influenzano anche i rapporti interpersonali. Bambini che ad esempio manifestano un livello eccessivo di aggressività, riceveranno spesso risposte altrettanto aggressive oppure tenderanno a essere evitati, rifiutati, allontanati. Se invece è presente un&#8217;eccessiva timidezza nei rapporti interpersonali, il bambino avrà difficoltà ad inserirsi nel gruppo e potrebbe trovarsi socialmente isolato. E&#8217; inoltre da considerare il fatto che le emozioni dominanti finiscono per determinare il clima psicologico della classe. Se qualche insegnante ha avuto l&#8217;infelice esperienza di trovarsi in una stessa classe quattro o cinque bambini con un elevato livello di iperattività,ne uscirà  alquanto esausto. Questo per il fatto che determinate emozioni negative, se si manifestano con elevata frequenza ed intensità, possono creare un clima di classe piuttosto negativo che logora gli insegnanti e rende difficile il processo di apprendimento. Rimane infine da tener presente che le emozioni più frequenti diventano modalità di risposta abituali. Quindi se abbiamo bambini che spesso provano ansia di fronte a interrogazioni o compiti in classe, è molto probabile che tale ansia, in assenza di un intervento specifico, si consolidi anche negli anni successivi. Lo stesso vale anche per altre emozioni quali ad esempio l&#8217;ostilità o la tristezza che, se non vengono affrontate adeguatamente, finiranno per diventare parte stabile del repertorio emozionale del bambino. Importante è il ruolo dell&#8217;insegnante che è in grado di avere l&#8217;autorevolezza per trasmettere all&#8217;alunno un adeguato repertorio comportamentale utile alla crescita personale.</p>
<h2><span style="color: #ffffff;">Categorie dei disturbi emotivi</span></h2>
<p>Quando consideriamo i disturbi emotivi e comportamentali dell&#8217;età evolutiva può essere utile differenziarli in due ampie categorie. Una prima categoria riguarda i disturbi emotivi esteriorizzati. Come il termine può far supporre, si tratta di disturbi nei quali il disagio del bambino si manifesta soprattutto verso l&#8217;esterno. Essi si caratterizzano come tendenza ad esigere che i propri bisogni personali vengano immediatamente soddisfatti e che abbiano la precedenza sui bisogni degli altri. E&#8217; inoltre frequente il ricorso all&#8217;aggressività per conseguire i propri scopi. Si genera la  tendenza alla trasgressione di norme sociali e a volte anche legali. Tipico disturbo esteriorizzato è il disturbo della condotta. L&#8217;altra categoria è costituita dai disturbi interiorizzati caratterizzati da una sofferenza che viene vissuta interiormente e che spesso passa inosservata ad un&#8217;osservazione superficiale. Tipici disturbi interiorizzati sono l&#8217;ansia e la depressione. E&#8217; interessante notare come la maggioranza delle segnalazioni che gli insegnanti rivolgono ai servizi specialistici per alunni in difficoltà,con il consenso dei genitori,  riguardano maggiormente disturbi di tipo esteriorizzato. E` molto raro che un insegnante segnali ad uno psicologo o ad un neuropsichiatra infantile bambini che hanno problemi di ansia o problemi depressivi, in quanto si tratta di soggetti che di solito non disturbano e non creano problemi nella classe. Si tratta di alunni che tendono a isolarsi, a chiudersi in se stessi, e che rimangono passivi e sottomessi nei confronti degli altri. In effetti un deficit nelle abilità relazionali è una costante di molti disturbi emotivi. Se il bambino è ansioso, ma ancor più se è depresso, manifesterà una certa inadeguatezza nel modo in cui si rapporta con i propri coetanei. Si è potuto constatare che la maggior parte dei disturbi emotivi sono influenzati da alcune modalità distorte con cui il bambino o l&#8217;adolescente rappresenta mentalmente se stesso e il proprio mondo. Si tratta della tendenza ad ingigantire gli aspetti negativi della realtà, ricorrendo a modalità di pensiero rigide e assolutistiche. Ne è un  esempio il ricorso, con un&#8217;eccessiva frequenza, di termini quali sempre, mai, nessuno, oppure considerazioni del tipo &#8220;non me ne va mai bene una&#8221;, &#8220;tutti ce l&#8217;hanno con me&#8221;, &#8220;nessuno mi vuole bene&#8221;, &#8220;non ne faccio mai una buona&#8221;. La tendenza a categorizzare in modo estremo, influisce negativamente sull&#8217;umore e quando si consolida, diventano il modo abituale di considerare se stessi ed il proprio mondo potendo in tal modo generare disturbi emozionali, quali ansia e depressioni. I più recenti contributi nell&#8217;ambito della psicologia hanno evidenziato che i meccanismi psichici che governano le reazioni emotive sono da identificare come meccanismi cognitivi, cioè modalità di pensiero, rappresentazioni mentali. E’ proprio aiutando il bambino a correggere gli errori presenti nel suo modo di rappresentarsi la realtà che possiamo metterlo in grado di superare emozioni spiacevoli.<br />
In pratica, per toccare il cuore del bambino, dobbiamo passare per la sua mente, aiutandolo a cambiare gli elementi Disfunzionali del suo dialogo interno. Dentro la nostra mente parliamo in continuazione a noi stessi, sia che ne siamo consapevoli sia che non ne siamo. Quando non ne siamo consapevoli non è che questi meccanismi siano inconsci, ma semplicemente non siamo abituati ad ascoltare la nostra mente. Si è visto che se un bambino viene allenato fin da piccolo con apposite procedure, può essere in grado di ascoltare se stesso e di essere cosciente di quali sono i contenuti mentali che influenzano il suo stato emotivo. Per questo, la maggior parte dei programmi di prevenzione messi a punto in questi ultimi dieci anni, prendono in considerazione il rapporto esistente tra pensiero ed emozione.<br />
E&#8217; possibile favorire il benessere emotivo del bambino insegnandogli, quanto prima possibile, a pensare in modo corretto.</p>
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		<title>L&#8217;insegnante e le dinamiche affettive nel gruppo-classe</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 15:42:57 +0000</pubDate>
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<p>L’allievo è un soggetto che interagisce con i suoi simili, per cui la sua comunicazione diventa significativa solo se messa in relazione all&#8217;ambiente in cui si verifica e alle persone presenti. L’insegnante deve saper decifrare e gestire, non solo le dinamiche individuali, ma anche quelle di gruppo. Per instaurare una relazione affettiva con i propri alunni, il docente non deve mai perdere di vista le caratteristiche del gruppo-classe nel quale lavora e le dinamiche complesse, a volte contraddittorie, che si vengono a determinare. Ogni classe si configura come un gruppo di apprendimento strutturato in due livelli: il livello formale, razionale, caratterizzato dal raggiungimento di finalità didattiche ed il livello informale, emotivo, con prevalenti finalità relazionali e di socializzazione. Non sempre esiste un equilibrio fra queste due configurazioni e allora le due parti che possono entrare in conflitto, costituendo un serio ostacolo per l’apprendimento.<br />
A volte tra alunni e insegnante si instaurano modalità relazionali inadeguate e strategie difensive che impediscono o rendono difficoltosi il rapporto empatico e il dialogo. Gli alunni possono mettere in atto tre tipi di strategie difensive: l’evasione, la seduzione e la ribellione. La  prima modalità riguarda l’alunno insicuro e timido, che tende a sfuggire a qualunque tipo di relazione comunicativa e affettiva e può provocare nell’insegnante ansia ed imbarazzo; la seconda è quella del seduttore che nasconde la propria aggressività e il proprio bisogno di dominare, cercando di conquistare l’insegnante con false promesse; la terza modalità è la ribellione nei confronti dell’autorità che diventa una sfida permanente contro tutto e tutti.<br />
Altre volte sono gli insegnanti che tendono a eludere la relazione con un atteggiamento troppo tecnico e razionale oppure cercando di sedurre i propri allievi dimostrando agli occhi di colleghi, genitori, superiori, ecc. che sono bravi (patologia narcisistica).<br />
Spesso per difendersi dall’ostilità degli allievi, l’insegnante assume un ruolo punitivo e autoritario. Secondo infatti  recenti ricerche, la risposta più frequente data dagli studenti alla domanda &#8220;Come mi trattano gli insegnanti a scuola?&#8221; è che essi hanno la sensazione di essere considerati con indifferenza dai propri docenti. Una relazione comunicativa autentica che tenga conto dei messaggi degli alunni è dunque un momento fondamentale nella vita della classe e non deve mai essere vissuta dall’insegnante come una sottrazione di tempo all’apprendimento della disciplina. Il momento della ricezione, infatti, deve essere sempre seguito da una fase in cui l’insegnante sostiene e facilita l’intervento dell’allievo, incoraggiando il discente ad aprirsi e stimolandolo nel suo cammino di scoperta e di conoscenza di sé.<br />
La semplice parafrasi o ripresa di qualche aspetto del discorso di un alunno (il cosiddetto ‘intervento a riflesso’) fatta dall’insegnante, dimostra umana comprensione e affettività. Le difficoltà comunicative nel gruppo-classe non devono scoraggiare ma, anzi, motivare maggiormente l’insegnante a mantenere un atteggiamento di apertura e ricezione verso i messaggi verbali e non verbali degli allievi.<br />
L’insegnante deve impostare con lo studente una relazionalità autentica e ricca di tensioni affettive: solo la sua umanità (esperta) può determinare nel cuore e nella mente dell’allievo un’irripetibile creazione di emozioni da trasformarsi in significati, nozioni e conoscenze.</p>
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