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Ipnosi Dinamica - Ipnosi Regressiva - CNV-SNL-PNL

Timidezza

ANTONIO REGA

La timidezza ha origini profonde.

Gli studi sulla Psichica, dimostrano che una forte inibizione sociale ha il più delle volte origine genetica. L’ambiente naturalmente gioca il suo ruolo: “ingredienti” come un contesto di vita con pochi stimoli, il rifiuto della madre, l’assenza del padre, vivere in un costante stato di apprensione e di terrore e altri fattori contribuiscono in modo determinante per dare man forte ad una predisposizione innata alla fobia sociale e possono essere anche le cause più importanti. Spesso o quasi sempre timidi si nasce; l’ambiente è il jolly che poi decide se si tratta di un aspetto che ci accompagnerà tutta la vita o che segnerà solo le nostre esperienze precoci. La bocca è asciutta, le parole escono confuse, pasticciate, il cuore rimbomba nelle orecchie e una vampata di calore sale d’improvviso al volto. E’ più o meno questo quello che la maggioranza di noi ha provato una volta o l’altra nella vita nel momento in cui ha avuto a che fare con un’autorità, un gruppo o un rappresentante del sesso opposto: si chiama timidezza. Per emergere questo lato del nostro carattere ha bisogno di una condizione imprescindibile: l’interazione con altre persone o, a volte, semplicemente la loro presenza. In quell’occasione, cominciamo a preoccuparci dell’impressione che l’altro ha di noi, temiamo di essere criticati, di apparire ridicoli, incompetenti, impacciati e questo influenza la percezione del nostro comportamento e della nostra persona: la giacca o il tailleur che di norma troviamo ci stia bene appare troppo stretto, ingombrante o inadatto alla circostanza; le parole che diciamo ci suonano stupide, scontate e male assortite; i nostri e i movimenti risultano goffi e maldestri.
Le situazioni che ci provocano questo stato sono le più diverse.

Le situazioni più comuni sono:

la paura sociale che pressoché tutti conoscono è parlare in pubblico; essere invitati a fare un discorso per un brindisi, una relazione in una riunione scolastica dei genitori o all’assemblea di condominio ci mette quasi sempre un senso di disagio e di oppressione addosso. Spesso però le situazioni che “innescano” la nostra timidezza sono piuttosto ordinarie; come lasciare un messaggio alla segreteria telefonica, tornare in un negozio per un reclamo e persino chiedere un’indicazione ad uno sconosciuto. Non stiamo parlando dell’esperienza di pochi, ma di una condizione che riguarda la maggior parte di noi.
Quasi nessuno è riuscito a svicolare dall’imbarazzante sensazione del timore sociale; i sondaggi al riguardo parlano chiaro: circa metà della popolazione è affetta da timidezza cronica; quasi tutta l’altra metà è stata timida in passato, lo è solo in determinate occasioni o con particolari persone e solo un 5% dichiara di non aver mai conosciuto questa sgradevole esperienza. Per una persona su dieci però si tratta di qualcosa di più di uno sgradevole inconveniente: è un problema grave, invalidante, che porta all’isolamento, alla solitudine e talvolta a disturbi pesanti come la depressione, gli attacchi d’ansia, l’alcolismo o la tossicodipendenza. Chi vive il problema con questa intensità, in genere se lo porta dietro dall’infanzia, se non addirittura dal concepimento. La timidezza nell’uomo fatto si manifesta con un grande timore della disapprovazione, del giudizio e dell’accettazione degli altri, accompagnato a senso di inferiorità e di inadeguatezza, disistima e ad ansia eccessiva. Per questi motivi, il timido tende a isolarsi, evitare gli incontri sociali, l’intimità, il pubblico e il confronto con gli altri. Un tale orientamento lo porta spesso a vivere in solitudine, a non imparare mai le abilità sociali e a non farsi strada nella vita. Inoltre, può facilmente incorrere nei problemi più gravi di cui abbiamo parlato. Nella persona adulta o adolescente, l’inibizione sociale prende “strade diverse” a seconda del sesso di appartenenza”.

Chi prova un intenso imbarazzo sociale ha un comportamento non verbale che lo porta ad essere meno visibile possibile: parla a voce bassa e poco, evita lo sguardo diretto, si mette negli angoli o nei posti bui.
In genere, si muove molto poco, sperando che questo lo porti a mimetizzarsi con l’ambiente e gesticola in modo moderato e pacato. In compenso, tende in situazioni sociali a dare vistosi segni di tensione: arrossisce facilmente, si pizzica la pelle del volto, si stropiccia le dita e attorciglia gambe e caviglie in posture da contorsionista.

 

L’ipnosi è un metodo efficace, interviene in modo diretto rimuovendo e pianificando i fattori che mandato in crisi la personalità del soggetto affetto da queste patologie, individuando le cause scatenati nei rapporti interni alla famiglia d’origine. Con le tecniche dell’ipnosi il soggetto ritrova l’equilibrio nei suoi rapporti sociali, nella vita affettiva e nella sfera emotiva, superando il problema.

 

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